CAMPIGLI MASSIMO

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Massimo Campigli, pseudonimo di Max Ihlenfeldt (Berlino, 4 luglio 1895 – Saint-Tropez, 31 maggio 1971), è stato un pittore italiano
Nel 1921 partecipa al Salon d’Automne con il dipinto “L’arrotino”. Nel 1922 vende alcune sue opere al noto mercante d’arte parigino Leonce Rosenberg.

Nel gennaio del 1923 per la prima volta espone a Roma, con una prefazione di Emilio Cecchi, alla “Casa d’aste Bragaglia”. Partecipa a Parigi al “Salon d’Automne” del 1923.

Nel 1925 sarà presente al “Salon des Indèpendants”, al “Salon des Tuileries”, e al” Salon d’Automne “. Nel 1926 espone a Milano alla “Prima Mostra del Novecento”.

Nel mese di dicembre si sposa con la prima moglie, la pittrice rumena Magdalena Radulesco detta: “Dutza”.

Nel 1927 ormai può vivere della sua pittura; lascia l’incarico che aveva al “Corriere della Sera” ed espone a Parigi, Zurigo, Dresda, Amburgo e Amsterdam.

Nel mese di agosto fa un viaggio con la moglie Dutza in Italia per visitare i parenti a Firenze. Sempre in estate si reca a Roma e visitando il Museo nazionale etrusco di Villa Giulia sarà sconvolto dall’arte etrusca, tanto da fargli rinnegare le opere dipinte negli anni precedenti, che lui stesso definirà “tentativi contraddittori”.

Trascorre poi la fine dell’estate in Romania. Espone a: Lipsia, Parigi, Madrid e a Mosca. Il suo dipinto del 1925 “Le cucitrici” viene acquistato ed esposto a Mosca al “Museo d’Arte Occidentale”, sarà quindi esposto a partire dal 1948 al Museo “Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo”.

Campigli nel 1936 a Milano sposa, in seconde nozze, la scultrice Giuditta Scalini. In gennaio espone a New York alla “Julian Levy Gallery” e il successo ottenuto gli procura una serie di ritratti da parte dei suoi collezionisti americani.

Nel mese di marzo, inizia la decorazione del padiglione italiano dell'”Esposizione Universale”. Durante l’estate rientra da New York con il transatlantico “Vulcania”, per eseguire a Milano un grande affresco al Palazzo di Giustizia.

Campigli, aiutato da Giuditta, lavora per più di cinque mesi a Padova per decorare l’atrio del “Liviano” con un affresco di trecento metri quadrati. L’artista scriverà nel 1940:

«… Ho preferito trattare l’archeologia come fonte di conoscenze storiche, artistiche e di pensiero politico. Il mio affresco rappresenta infatti una idealizzazione del sottosuolo d’Italia, materiato di cose antiche, opere d’arte monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri, nell’affresco del Liviano io rinuncio ad ogni partito preso formale polemico e ciò perché mi rendo conto della funzione sociale della pittura monumentale…»

Campigli e Giuditta aspettano un figlio. Per sottrarsi ai bombardamenti di Milano si recano a Venezia ospiti del poeta Diego Valeri.

A Venezia Giuditta darà alla luce il 23 gennaio 1943 il figlio Nicola. Ritornati a Milano Campigli si dedica molto alla litografia. Illustra le “Poesie” di Paul Verlaine per le edizioni della “Conchiglia”. Prepara la personale alla “Galleria del Cavallino” a Venezia. Partecipa all'”Esposizione d’Arte Contemporanea” alla “Galleria d’Arte Moderna” di Roma.

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