Fortunato Depero

Fortunato Depero (1892-1960) nasce in Val di Non – all’epoca nell’Impero Austro-Ungarico e giovanissimo si trasferisce a Rovereto, ove frequenta la Scuola Reale Elisabettina, istituto superiore ad indirizzo di arti applicate.

Le prime esposizioni – disegni realisti e simbolisti – risalgono al 1911, al ’13 il primo libro con poesie, liriche, pensieri, accompagnati da numerosi disegni. Nel 1914, a Roma entra in contatto con il movimento futurista e partecipa all’Esposizione Libera Futurista Internazionale.

Sempre a Roma, un anno dopo, conosce Balla, di cui diventa allievo. Il 1915 è anche l’anno della Prima Guerra Mondiale e Depero decide di arruolarsi.

Al rientro a Roma prepara una grande mostra che terrà nella primavera del 1916, anno intenso che lo vede concentrato soprattutto sul Teatro sperimentale. Ancora a Roma, nel 1919 espone nella sua prima personale e poi in collettive accanto a grandi nomi come De Chirico, Carrà e Ferrazzi.

Per tutto il decennio successivo continua l’eclettica ascesa dell’artista Trentino e a partire dal 1927 si concentrano alcune importanti realizzazioni. Innanzitutto il famoso Depero futurista 1913-1927, altrimenti noto come “libro bullonato”. Un libro particolarissimo il cui testo è impresso su vari tipi di carta: sottile, grossa, bianca e di vari colori e impaginato con lettere di vari formati, parole e frasi che scorrono in varie direzioni – orizzontale, verticale, diagonale, ad angolo retto …

Si ritira poi nella quiete alpestre di Serrada sino alla conclusione del secondo conflitto mondiale, e là inizia a riorganizzare il suo materiale e a pensare concretamente al suo museo. Finita la guerra, come altri futuristi deve fare i conti con al sua adesione al fascismo. Dal 1947, per due anni, è di nuovo a New York, che però trova cambiata, ostile (il futurismo è ritenuto l’arte del fascismo). Riesce comunque a tenere due mostre personali.

Nel 1951 partecipa alla IX Triennale di Milano con una sala personale e nel 1952 è nella sala dei maestri alla XXVI Biennale di Venezia. Realizza quindi il grande allestimento e l’arredo della sala del Consiglio Provinciale a Trento (1953-56). Nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale romana e, l’anno seguente, avvia la realizzazione del suo museo, il primo futurista in assoluto, che viene inaugurato nell’agosto del 1959.
Nello stesso anno è presente alla mostra commemorativa per il cinquantenario del primo manifesto futurista.

Muore a Rovereto il 29 novembre 1960.

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