Mario Merz

Mario Merz (Milano 1925 – Milano 2003) è stato uno degli esponenti di maggiore spicco nella storia dell’arte Italiana ed internazionale del secolo scorso.

Creava le sue opere con materiali eterogenei e quotidiani, dai tondini di metallo ai frammenti di vetro, dalla frutta fresca alle fascine, dalle pile di giornali ai tubi al neon, dalle parole ai numeri. Non credeva nelle distinzioni tra natura e cultura, ed era solito sperimentare sempre nuove tecniche. E’ stato tra i primi artisti contemporanei degli anni ’70 a diffondere l’arte dell’installazione.

A partire dalla fine degli anni 60′ Merz si afferma come protagonista dell’Arte Povera italiana. Tra i suoi primi lavori di Arte Povera ricordiamo la serie di sculture fatte con oggetti comuni che si compenetrano, le sue opere esprimono un interesse per l’accumulazione, per la crescita organica, per il dinamismo e la vitalità in generale.

Nel 1967 lavora al suo primo Igloo, una struttura emisferica a cupola che rappresenta un’ideale architettura temporanea e nomadica, una casa antica e contemporanea al tempo stesso, un simbolo della volta celeste e della convivialità. Transitori, cangianti, fisici e «concettuali», gli Igloo si moltiplicano e si declinano diversamente nelle mostre che Merz presenta da quell’anno in poi. Sono realizzati in metallo, fango, sacchi di sabbia, rami, cera, pietre e altri materiali.

Intorno al 1970, inizia a sperimentare con la nozione di crescita esponenziale, e in particolare con la serie numerica di Fibonacci. In questa serie, ogni numero è la somma dei due precedenti (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21 ecc.) ovunque in natura, come immagine di proliferazione. Nel 1971 inizia una serie di interventi con i numeri realizzati al neon. Il neon, in quanto flessibile, permette all’artista di riproporre la scritta stenografica del numero, veloce e immediata.

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