Mimmo Germanà

Mimmo Germanà (1944-1992) nasce a Catania e inizia la sua carriera da autodidatta lasciandosi influenzare dal clima post-concettuale. Il suo primo premio artistico lo conferma nella sua vocazione pittorica anche se non ha trovato ancora un modo di esprimere la sua arte in maniera personale.

Dopo gli studi classici si trasferisce a Roma, dove frequenta l’istituto d’Arte e l’Accademia. Nel ’68 conosce Alessandro Chia e Francesco Clemente, con i quali inizia i primi esperimenti per una forma d’arte nuova. Negli anni ’70 Mimmo Germanà si decida soprattutto all’osservazione e allo studio degli Espressionisti Tedeschi, dei Fauves Francesi, ma anche di Munch, Gauguin, Van Gogh, Matisse, DeKooning e di Chagall. In questo periodo assorbe, elabora ed crea una forma pittorica del tutto personale. Il primitivismo della pittura di Gauguin, si fonde ai colori intensi della sua terra la Sicilia. Il risultato sono opere in cui si mescolando l’onirico con il mitologico, dando luogo ad una forma chiamata ’’Espressionismo Mediterraneo” del tutto caratteristica del pittore catanese.

Mettendo a frutto tutte queste esperienze, negli anni ’80 comincia un nuovo percorso pittorico. In questo periodo si ricorda la sua prima  partecipazione alla Biennale di Venezia, invitato dal noto critico d’arte Achille Bonito Oliva che lo aggiunse al gruppo della Transavanguardia.

In questi anni, Germanà valorizza le sue radici popolari e la sua tradizione ancestrale. Riesce a rappresentare nelle sue opere il colore e gli odori del mediterraneo.

Gli anni 80′ sono anche gli anni della diffusione delle sue opere all’estero.
Oggigiorno le sue opere sono conservate in numerosi musei Europei ed Americani. Nel 1987 gli venne assegnato il Premio Gallarate e definito “lo Chagall italiano”.
Mimmo Germanà muore ancora giovane, malato di AIDS, nell’aprile del 1992

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