Marco Catellani

RICHIESTA OPERE

Marco Catellani nasce nel 1951 a Cavriago (RE) dove tuttora risiede. Si diploma all’istituto d’arte “G. Chierici” di Reggio Emilia, sezione ceramica. Il suo interesse si concentra successivamente sulla pittura, che porta avanti parallelamente all’attività professionale, prendendo parte a mostre personali e collettive. Il suo lungo percorso di ricerca passa dai temi classici come la natura morta, il paesaggio, il ritratto, alle esperienze dell’espressionismo tedesco e delle avanguardie storiche, a incursioni nel campo dell’astrazione, fino ad approdare alla pop art.

È qui che si sviluppa l’attuale percorso artistico caratterizzato da una doppia linea nera che conchiude barrette perpendicolari e dà corpo a figure stilizzate che rendono il suo lavoro immediatamente riconoscibile. Il nero domina, la ripetitività del segno riempie la tela. L’artista è capace di manipolare tecniche e materiali in modo diretto ed incisivo. Nulla è lasciato al caso perché ogni minima mossa è studiata come in un gioco di scacchi.

Le opere di Marco Catellani non rappresentano uomini, ma archetipi di uomini, simulacri della figura umana, ominidi, uomini macchina, uomini profilo. Figure che sembrano incutere timore, di primo acchito, che si fanno via via più famigliari, ci interrogano e si lasciano interrogare ed osservare in modo acuto. Una strana sospensione, una quiete irreale domina i dipinti, gli inquietanti protagonisti sembrano in attesa di qualcosa, forse di risposte.

Numerose le mostre realizzate: Parma, Reggio Emilia, Bologna, Lecce, Milano, Padova, Alghero(SS), Bari, Montefalco (PG), Vienna, Marburg (Germania).
Hanno scritto di lui: Vittorio Sgarbi, Luca Nannipieri, Marco Cagnolati, Alice Pezzali, Camilla Mineo, Chiara Serri, Azzurra Immediato, Enzo Silvi, Alfredo Gianolio

2014

ETNICO URBANO, personale presso Galleria 8,75, Reggio Emilia
Collettiva presso Weart Gallery, Uboldo (VA)
The JamBO Street and Pop Art, stand personale presso Fiere di Bologna
Collettiva presso Residenza S. Pietro, Monza, con Weart Gallery
Collettiva presso Galleria Farini, Bologna
I REPLICANTI, personale presso Galleria Art&Co, Parma
ART PARMA FAIR, presso Fiere di P arma, con Galleria Art&Co
Collettiva presso Galleria Art&Co, Parma
IMMAGINA ARTEFIERA stand personale presso Fiere di Reggio Emilia
ARTE PADOVA, presso Fiere di Padova, con Galleria Farini

2015

AFFORDABLE ART FAIR, Milano, con I.T.V. Holz-Art Gallery, Kotschach (Austria)
START UP FAIR, Alghero, con Galleria Art&Co
BOULEVART, presso Galleria Art&Co, Parma
IMMAGINA ARTEFIERA, stand personale presso Fiere di Reggio Emilia
Collettiva presso Museo Pier Maria Rossi, Berceto (R.E.)
IRRGARTEN – 7 ARTISTI ITALIANI, presso Burn In Galerie, Vienna

2016

NUOVA UMANITÀ, personale presso Galleria L’Ottagono, Bibbiano (R.E.)tagono, Bibbiano (R.E.)
NUOVA UMANITÀ, personale presso Showroom Faraboli, Parma
Collettiva presso palazzo Bentivoglio, Gualtieri (R.E.)oglio, Gualtieri (R.E.)

2017

FUTURISMO MECCANICO, personale presso Galleria Damiani, Bari
Collettiva presso Galleria Damiani, Bari

2018

AFFORDABLE ART FAIR, MiRDABLE ART FAIR, Milano, con Galleria Art&Colano, con Galleria Art&Co
ENIGMI UMANI, personale presso Galleria Prospettiva 16, Boretto (R.E.)tiva 16, Boretto (R.E.)
ARCHETIPI CONTEMPORANEI, personale circolo tennis Bari, con Galleria DamianiBari
ARCHETIPI CONTEMPORANEI, personale presso Chiesa Monumentale deChiesa Monumentale della Vallisa, Bari, con Galleria Damiani

2019

Collettiva presso Galleria 8,75, Reggio Emilia
MUSE, personale presso Galleria Art&Co, Parma
ARTE BARI, presso Fiere di Bari, con Galleria Art&Copresso Fiere di Bari, con Galleria Art&Co
MACCHINE UMANE, personale presso complesso Museale S. Francesco, Montefalco (PG)
RESISTENZE DEL CORPO, personale presso Museo Il Correggio, Palazzo dei Principi, Correggio (R.E)
LIVE PAINTING presso Galleria Art&Co, Parma
ARTE PADOVA, presso fiere di Padova, con Galleria Art&Co
Collettiva presso Galleria 8,75, Reggio Emilia

2021

ARTE PADOVA presso Fiere di Padova, con Mediolanum Art Gallery
MAN MACHINE personale presso Macramè Reggio Emilia
Collettiva inaugurazione Palazzo delle Arti Art&Co, Lecce

2022

Collettiva presso Palazzo delle Arti Art&Co, Lecce
Collettiva presso Galleria Art&Co, Parma


Davanti ai dipinti di Marco Catellani come non pensare all’universo delle macchine? Eppure nella pittura di Catellani le figure testimoniano la resistenza del corpo, come se esso facesse resistenza, mentre si scompone nell’artificio. Sarebbe comunque un errore pensare alla sua pittura come a un’esperienza meccanica così come si è andata definendo nell’arte del XX secolo fino alle tendenze del graffitismo degli anni ottanta. Qui, al contrario della definizione dei flussi psicologici cara al surrealismo, che smontano la semplice rappresentazione figurale, quel che si mostra è una specie di autopoiesi meccanica. La pittura di Catellani non vuole fare a meno della tradizione, e cioè di qualcosa che ha a che fare con i valori consolidati; così come la ripetitività delle figure non è mai indizio, ma è segno di una razionalità complessa che riordina le cose, i corpi e le loro fattezze. Non si tratta di una semplice riorganizzazione di un tessuto organico, di un tipo di esistenza che sta fra il corpo umano e le macchine e che trasforma le figure a volte in segni, a volte in protoplasmi vaganti, in posa, seduti, di profilo, di diritto e di rovescio. Nelle figure di Catellani non ritroviamo le forme della rappresentazione tradizionale, ma il segno del loro transitare in altro, il lento svanire per ricomporsi in una specie di geometrismo riparatore. In sostanza, ciò che si afferma come un per-sé non umano si sviluppa in un per-l’altro. Anche le pose che Catellani fa assumere ai suoi personaggi, la loro ripetitività, sembrano obbedire a una passività monumentale, a una forma di staticità composita che le riscatta dal loro esistere semplicemente sulla tela. Ciò che si manifesta è un gioco di costruzioni, una specie di meccano, fatto di barrette metalliche perforate, viti, dadi e bulloni. In questa dimensione di trascendente ottimismo non possiamo evitare di riferirci a un artista come Fernand Léger, pittore dell’esistenza umana nella società industriale, ma anche a un pensatore come Ernst Junger, scrittore del non-umano, della modernità dominata dalla macchina e dalla guerra. E’ infatti nel meccanismo della produzione seriale che la modernità si manifesta in tutta la sua evidenza. Un altro aspetto colpisce in Catellani, ed è il suo particolare e paradossale ottimismo: si direbbe l’ottimismo della macchina, ma non è così. Julien Offray de La Mettrie, nel suo celebre libro “L’uomo macchina” (1748), scrive: “Mi si conceda soltanto che la materia organizzata è dotata di un principio motore, il quale solo la differenzia dalla materia non organizzata (si può negare qualcosa all’osservazione di più incontestabile?) e che negli animali (….) tutto dipende dalla diversità di questa organizzazione, tutto ciò è sufficiente a sciogliere l’enigma delle sostanze e dell’uomo”. Non si tratta dunque di un ottimismo verso la macchina, ma di un principio che riguarda l’organizzazione della società e che indica il vuoto, il nulla cui l’uomo è destinato. Il corpo umano, sembra indicarci la pittura di Catellani, è come un orologio. Le lancette dell’orologio vanno avanti, e anche quando quelle che segnano i secondi si fermano, quelle dei minuti continuano a girare, a scandire il tempo biologico della nostra vita. Ne vengono messaggi in cifra sulla storia umana, lanciati verso l’ignoto. Essi sono come monoliti tecnologici da decifrare, che viaggiano nello spazio siderale dell’universo per essere intercettati da una civiltà aliena o da qualche passante cosmologico che niente sa del nostro mondo.

Scoperto dal gallerista Gino Di Frenna, Catellani entra nell’immaginario artistico collettivo con potenza visiva ed evocativa di derivazione Pop. Una serie di binari, con all’interno delle barrette, eseguiti con precisissime linee nere su fondo bianco, assurti ad elemento compositivo delle opere, caratterizza il modus operandi di Marco Catellani in arte. Partendo dall’analisi del rigore del segno, giunge alla grande orchestrazione del segno-colore. Tracciando l’evoluzione della complessa vicenda pittorica dell’artista e di quel suo alfabeto, dimostriamo che ognuno, attraverso il suo genio, può dare un contributo alla nostra vita. I personaggi etnici urbani, che popolano le sue tele, vengono realizzati mantenendo il carattere e lo stile distintivo che rende le sue opere riconoscibili all’istante visivo. Le figure create da Catellani non rimangono fissate in una forma, esse infatti mutano quando sono riferite a dipinti di autori storicizzati. La ripetizione delle immagini bidimensionali, schierate con l’effetto strobo, e dei soggetti umanoidi pregni di significati di assoluta attualità, collocano l’artista nell’arte contemporanea di elevata qualità. Le sembianze umane pur sembrando per la meticolosità dell’esecuzione, eseguite al computer, sono in realtà il frutto della sua abilità tecnico-manuale, le opere da lui create trasmettono il vuoto interiore dei soggetti raffigurati e la loro mancanza di personalità causata dall’attuale inutilità del pensiero individuale. Marco nulla lascia al caso, le simmetrie studiate nelle composizioni calibrate, dal ritmo incessante, sono applicate con uno stile innovativo, ad una moltitudine di replicate antropomorfe “donne meccaniche” e “uomini robot” senza vita, dove il nero domina anche nei forti contrasti cromatici e danno sensazioni di metallici ingranaggi finalizzati a far funzionare umanità traslata, nuovi totem, droni umani, intelligenze artificiali e vita elettronica, in ambienti asfittici. All’interno dei suoi dipinti, prolifera e si sviluppa la costante necessità dell’artista di lavorare sul negativo-positivo, nelle sue più svariate interpretazioni per scoprire legami che uniscono i luoghi e i tempi. Le combinazioni grafiche, che sono impegnate per descrivere lo spazio, sono un campo pulsante di relazioni tra design e altre forze visive; esse ne ricostruiscono in modo attento e puntuale il percorso artistico. Quella di Catellani è una figurazione in buona parte impostata sull’arcaismo dei valori plastici e sulla poetica dell’immobilità, i personaggi appaiono come fissi e allucinati, con lo sguardo assente, al limite tra fisico e metafisico, lo specchio di ciò che siamo o di dove stiamo andando. In Arte, come in Marco Catellani, il significante è il significato.